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19
April
2026

Generatività associativa e familiare: costruire futuro attraverso le relazioni

Sintesi del contributo di Luigia Caria al Convegno “Castelnuovo del Garda per la natalità” e “35 anni e non sentirli”

Luigia Caria
Luigia Caria
Matteo Castellani
Matteo Castellani

Parte prima: Generatività associativa e familiare

Generatività associativa e familiare: costruire futuro attraverso le relazioni

In un tempo segnato dalla denatalità e da un diffuso senso di incertezza verso il futuro, il tema della generatività associativa e familiare emerge come una prospettiva capace di offrire nuove chiavi di lettura e di azione. Parlare di generatività significa andare oltre la dimensione puramente biologica della nascita e interrogarsi sulla capacità umana di creare valore, tessere relazioni e alimentare speranza.

La generatività non coincide con il semplice “creare”. Creare può essere un gesto individuale, talvolta orientato al risultato o all’affermazione personale. Generare, invece, è un atto profondamente relazionale: significa dare vita a qualcosa che consente ad altri di crescere, esercitare la propria libertà e sviluppare il proprio potenziale. In questo senso, la generatività non si esaurisce nell’atto iniziale, ma si prolunga nel tempo attraverso la cura, l’accompagnamento e la responsabilità.

Denatalità e crisi di senso

La denatalità, fenomeno sempre più evidente nelle società occidentali, non può essere spiegata soltanto attraverso fattori economici o materiali. Alla sua base si coglie una più profonda crisi culturale e di senso, che ha indebolito la fiducia nel futuro e la disponibilità a investire in relazioni durature.

Quando viene meno una “cultura della generatività”, fondata sulla cura dell’altro, sul dono e sulla reciprocità, anche la scelta di generare nuova vita diventa più fragile. In questo contesto, parlare di generatività significa richiamare la necessità di essere portatori di speranza, capaci di testimoniare che il futuro non è solo un rischio, ma una possibilità condivisa.

Luigia Caria riceve il ricordo del Convegno “Castelnuovo del Garda per la natalità” del 21 marzo 2026

Il dono come fondamento della generatività

La generatività si esprime in modo privilegiato attraverso il dono. Donare non significa semplicemente rinunciare a qualcosa, ma creare uno spazio relazionale in cui si sviluppano beni immateriali fondamentali: fiducia, reciprocità, appartenenza. Sono questi i cosiddetti beni relazionali, senza i quali non è possibile costruire una vera “pubblica felicità”.

In questo orizzonte si inserisce anche una concezione più ampia di responsabilità. Come ricorda il pensiero di Stefano Zamagni, essa racchiude una duplice dimensione: da un lato la capacità di rispondere delle proprie azioni passate, dall’altro il farsi carico del futuro e delle fragilità della comunità. È in questa seconda accezione che la responsabilità diventa autenticamente generativa, perché orientata ad avviare processi e non soltanto a rispettare regole.

La generatività associativa e il ruolo delle famiglie

La generatività sociale e associativa rappresenta uno spazio privilegiato in cui questi principi possono tradursi in pratiche concrete. Attraverso le relazioni associative, le persone scoprono la possibilità di agire insieme, condividere risorse e valorizzare competenze, esprimendo un potenziale che difficilmente emergerebbe in solitudine.

Da qui nasce l’esigenza di superare un modello di welfare assistenziale, centrato sull’erogazione di sussidi, per approdare a un welfare generativo: un modello che riconosca le famiglie non come soggetti passivi, ma come attori capaci di produrre benessere e coesione sociale. In questa prospettiva diventa decisivo il coinvolgimento diretto delle associazioni familiari nei processi decisionali e nei tavoli di progettazione della Pubblica Amministrazione, affinché le politiche siano costruite con le famiglie e non semplicemente per le famiglie.

Foto dal Convegno Nazionale AFI del 2002, tenutosi a Caltanisetta

Nutrire le relazioni per generare futuro

La riflessione sulla generatività si intreccia con un momento significativo della storia di AFI, che celebra 35 anni di impegno a livello nazionale e 25 anni di presenza sul territorio veronese. Non si tratta soltanto di un traguardo, ma del segno concreto di una capacità generativa che ha saputo costruire relazioni, percorsi e comunità.

Il tema scelto per l’Assemblea nazionale, “ALIMENTA-RE”, richiama proprio questa dimensione: generare significa nutrire le relazioni, prendersene cura nel tempo affinché continuino a produrre vita, partecipazione e speranza. In un’epoca segnata da frammentazione e individualismo, la generatività associativa e familiare si propone come un gesto controcorrente, capace di ricostruire legami e aprire orizzonti di futuro condiviso.

Parte seconda: 35 anni e non sentirli

Le origini di un cammino

Correva l’anno 1991, il 5 aprile, quando otto persone si riunirono presso lo studio del notaio Giampaolo Faenza, a Verona, per costituire l’Associazione delle Famiglie per i Diritti della Famiglia. L’obiettivo era chiaro fin dall’inizio: unire famiglie e persone – laici, sacerdoti, religiosi – impegnate a rendere la famiglia consapevole della propria identità e del ruolo originale e originario che è chiamata a svolgere nella società.

Una presenza viva sul territorio

Da allora sono passati 35 anni di storia a Verona e oltre 30 anni di presenza a Castelnuovo del Garda. Un cammino che ha visto nascere e crescere esperienze significative, prima come AFI – Associazione delle Famiglie – Confederazione italiana e poi, da 25 anni, anche come AFI Verona.

In questo percorso, tante famiglie hanno condiviso momenti di crescita, formazione, partecipazione e anche di semplice convivialità. Esperienze che hanno contribuito non solo alla maturazione personale, ma anche allo sviluppo della comunità locale.

Matteo Castellani (Presidente), Chiara Meneghelli e Manuel Bonizzato: i pilastri portanti dell'AFI Verona

Attività, incontri e condivisione

Il programma prevede diverse attività: visite a realtà agricole del territorio, visite guidate alla città di Verona e alla Biblioteca Capitolare, fino al pellegrinaggio – per alcuni anche a piedi – al Santuario della Madonna della Corona.

Occasioni diverse, ma unite da un unico filo conduttore: costruire relazioni, condividere esperienze e rafforzare il senso di comunità.

“ALIMENTA-RE”: un verbo per crescere

Il verbo scelto per questo appuntamento è “ALIMENTA-RE”. Un’espressione che non richiama solo il nutrimento fisico, ma anche quello relazionale e associativo: alimentare rapporti, idee, percorsi, accogliere nuove famiglie e generare nuove proposte.

È un invito a prendersi cura di ciò che fa crescere le persone e le comunità, nel tempo.

Il convegno: cibo e salute in un mondo che cambia

Il momento centrale sarà il convegno di sabato 2 maggio, dal titolo “Cibo e salute in un mondo che cambia”. Il legame tra cibo e salute è un pilastro fondamentale del benessere umano, ma oggi rischia di essere indebolito da stili di vita frenetici e da abitudini alimentari sempre più disordinate.

La riflessione aiuterà a riscoprire l’importanza di un’alimentazione consapevole, capace di sostenere una crescita equilibrata.

Il logo del Convegno/Assemblea Nazionele del 2026

Educazione alimentare e responsabilità educativa

Particolare attenzione sarà dedicata all’infanzia, fase in cui si formano le preferenze alimentari. Genitori e caregiver svolgono qui un ruolo decisivo: attraverso l’esempio, la varietà dei cibi proposti, un clima sereno e la valorizzazione della convivialità familiare.

Promuovere stili di vita sani significa anche limitare il consumo di cibi ultra-processati e bevande zuccherate, incoraggiando al contempo l’attività fisica.

Le sfide contemporanee

Non mancherà un approfondimento sulle sfide attuali, come i disturbi alimentari – anoressia, bulimia, binge-eating – sempre più diffusi anche in età precoce e con importanti conseguenze fisiche, psicologiche e sociali.

Saranno inoltre affrontati i cambiamenti nei consumi alimentari: nuovi prodotti derivati da biotecnologie, fonti proteiche alternative, diffusione del biologico e del biodinamico, anche alla luce delle politiche europee sulla sostenibilità.

Il valore del pasto come relazione

Rimane però una consapevolezza di fondo: alimentarsi non è solo una necessità fisiologica. Sedersi a tavola non è un gesto funzionale, ma un momento relazionale.

È il tempo in cui la famiglia si ritrova, si racconta, rafforza i legami. Un tempo di pausa dalla routine, dagli impegni e dalle preoccupazioni, in cui si torna a dare spazio a ciò che conta davvero: le relazioni e gli affetti.

19
April
2026

Generatività associativa e familiare: costruire futuro attraverso le relazioni

Sintesi del contributo di Luigia Caria al Convegno “Castelnuovo del Garda per la natalità” e “35 anni e non sentirli”

Luigia Caria
Luigia Caria
Matteo Castellani
Matteo Castellani

🤝 Collaboratori

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📝 Descrizione del Progetto

Parte prima: Generatività associativa e familiare

Generatività associativa e familiare: costruire futuro attraverso le relazioni

In un tempo segnato dalla denatalità e da un diffuso senso di incertezza verso il futuro, il tema della generatività associativa e familiare emerge come una prospettiva capace di offrire nuove chiavi di lettura e di azione. Parlare di generatività significa andare oltre la dimensione puramente biologica della nascita e interrogarsi sulla capacità umana di creare valore, tessere relazioni e alimentare speranza.

La generatività non coincide con il semplice “creare”. Creare può essere un gesto individuale, talvolta orientato al risultato o all’affermazione personale. Generare, invece, è un atto profondamente relazionale: significa dare vita a qualcosa che consente ad altri di crescere, esercitare la propria libertà e sviluppare il proprio potenziale. In questo senso, la generatività non si esaurisce nell’atto iniziale, ma si prolunga nel tempo attraverso la cura, l’accompagnamento e la responsabilità.

Denatalità e crisi di senso

La denatalità, fenomeno sempre più evidente nelle società occidentali, non può essere spiegata soltanto attraverso fattori economici o materiali. Alla sua base si coglie una più profonda crisi culturale e di senso, che ha indebolito la fiducia nel futuro e la disponibilità a investire in relazioni durature.

Quando viene meno una “cultura della generatività”, fondata sulla cura dell’altro, sul dono e sulla reciprocità, anche la scelta di generare nuova vita diventa più fragile. In questo contesto, parlare di generatività significa richiamare la necessità di essere portatori di speranza, capaci di testimoniare che il futuro non è solo un rischio, ma una possibilità condivisa.

Luigia Caria riceve il ricordo del Convegno “Castelnuovo del Garda per la natalità” del 21 marzo 2026

Il dono come fondamento della generatività

La generatività si esprime in modo privilegiato attraverso il dono. Donare non significa semplicemente rinunciare a qualcosa, ma creare uno spazio relazionale in cui si sviluppano beni immateriali fondamentali: fiducia, reciprocità, appartenenza. Sono questi i cosiddetti beni relazionali, senza i quali non è possibile costruire una vera “pubblica felicità”.

In questo orizzonte si inserisce anche una concezione più ampia di responsabilità. Come ricorda il pensiero di Stefano Zamagni, essa racchiude una duplice dimensione: da un lato la capacità di rispondere delle proprie azioni passate, dall’altro il farsi carico del futuro e delle fragilità della comunità. È in questa seconda accezione che la responsabilità diventa autenticamente generativa, perché orientata ad avviare processi e non soltanto a rispettare regole.

La generatività associativa e il ruolo delle famiglie

La generatività sociale e associativa rappresenta uno spazio privilegiato in cui questi principi possono tradursi in pratiche concrete. Attraverso le relazioni associative, le persone scoprono la possibilità di agire insieme, condividere risorse e valorizzare competenze, esprimendo un potenziale che difficilmente emergerebbe in solitudine.

Da qui nasce l’esigenza di superare un modello di welfare assistenziale, centrato sull’erogazione di sussidi, per approdare a un welfare generativo: un modello che riconosca le famiglie non come soggetti passivi, ma come attori capaci di produrre benessere e coesione sociale. In questa prospettiva diventa decisivo il coinvolgimento diretto delle associazioni familiari nei processi decisionali e nei tavoli di progettazione della Pubblica Amministrazione, affinché le politiche siano costruite con le famiglie e non semplicemente per le famiglie.

Foto dal Convegno Nazionale AFI del 2002, tenutosi a Caltanisetta

Nutrire le relazioni per generare futuro

La riflessione sulla generatività si intreccia con un momento significativo della storia di AFI, che celebra 35 anni di impegno a livello nazionale e 25 anni di presenza sul territorio veronese. Non si tratta soltanto di un traguardo, ma del segno concreto di una capacità generativa che ha saputo costruire relazioni, percorsi e comunità.

Il tema scelto per l’Assemblea nazionale, “ALIMENTA-RE”, richiama proprio questa dimensione: generare significa nutrire le relazioni, prendersene cura nel tempo affinché continuino a produrre vita, partecipazione e speranza. In un’epoca segnata da frammentazione e individualismo, la generatività associativa e familiare si propone come un gesto controcorrente, capace di ricostruire legami e aprire orizzonti di futuro condiviso.

Parte seconda: 35 anni e non sentirli

Le origini di un cammino

Correva l’anno 1991, il 5 aprile, quando otto persone si riunirono presso lo studio del notaio Giampaolo Faenza, a Verona, per costituire l’Associazione delle Famiglie per i Diritti della Famiglia. L’obiettivo era chiaro fin dall’inizio: unire famiglie e persone – laici, sacerdoti, religiosi – impegnate a rendere la famiglia consapevole della propria identità e del ruolo originale e originario che è chiamata a svolgere nella società.

Una presenza viva sul territorio

Da allora sono passati 35 anni di storia a Verona e oltre 30 anni di presenza a Castelnuovo del Garda. Un cammino che ha visto nascere e crescere esperienze significative, prima come AFI – Associazione delle Famiglie – Confederazione italiana e poi, da 25 anni, anche come AFI Verona.

In questo percorso, tante famiglie hanno condiviso momenti di crescita, formazione, partecipazione e anche di semplice convivialità. Esperienze che hanno contribuito non solo alla maturazione personale, ma anche allo sviluppo della comunità locale.

Matteo Castellani (Presidente), Chiara Meneghelli e Manuel Bonizzato: i pilastri portanti dell'AFI Verona

Attività, incontri e condivisione

Il programma prevede diverse attività: visite a realtà agricole del territorio, visite guidate alla città di Verona e alla Biblioteca Capitolare, fino al pellegrinaggio – per alcuni anche a piedi – al Santuario della Madonna della Corona.

Occasioni diverse, ma unite da un unico filo conduttore: costruire relazioni, condividere esperienze e rafforzare il senso di comunità.

“ALIMENTA-RE”: un verbo per crescere

Il verbo scelto per questo appuntamento è “ALIMENTA-RE”. Un’espressione che non richiama solo il nutrimento fisico, ma anche quello relazionale e associativo: alimentare rapporti, idee, percorsi, accogliere nuove famiglie e generare nuove proposte.

È un invito a prendersi cura di ciò che fa crescere le persone e le comunità, nel tempo.

Il convegno: cibo e salute in un mondo che cambia

Il momento centrale sarà il convegno di sabato 2 maggio, dal titolo “Cibo e salute in un mondo che cambia”. Il legame tra cibo e salute è un pilastro fondamentale del benessere umano, ma oggi rischia di essere indebolito da stili di vita frenetici e da abitudini alimentari sempre più disordinate.

La riflessione aiuterà a riscoprire l’importanza di un’alimentazione consapevole, capace di sostenere una crescita equilibrata.

Il logo del Convegno/Assemblea Nazionele del 2026

Educazione alimentare e responsabilità educativa

Particolare attenzione sarà dedicata all’infanzia, fase in cui si formano le preferenze alimentari. Genitori e caregiver svolgono qui un ruolo decisivo: attraverso l’esempio, la varietà dei cibi proposti, un clima sereno e la valorizzazione della convivialità familiare.

Promuovere stili di vita sani significa anche limitare il consumo di cibi ultra-processati e bevande zuccherate, incoraggiando al contempo l’attività fisica.

Le sfide contemporanee

Non mancherà un approfondimento sulle sfide attuali, come i disturbi alimentari – anoressia, bulimia, binge-eating – sempre più diffusi anche in età precoce e con importanti conseguenze fisiche, psicologiche e sociali.

Saranno inoltre affrontati i cambiamenti nei consumi alimentari: nuovi prodotti derivati da biotecnologie, fonti proteiche alternative, diffusione del biologico e del biodinamico, anche alla luce delle politiche europee sulla sostenibilità.

Il valore del pasto come relazione

Rimane però una consapevolezza di fondo: alimentarsi non è solo una necessità fisiologica. Sedersi a tavola non è un gesto funzionale, ma un momento relazionale.

È il tempo in cui la famiglia si ritrova, si racconta, rafforza i legami. Un tempo di pausa dalla routine, dagli impegni e dalle preoccupazioni, in cui si torna a dare spazio a ciò che conta davvero: le relazioni e gli affetti.

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