Castelnovo del Friuli, il paese-labirinto che ha saputo rinascere
Tra borghi, sentieri, memoria del terremoto e turismo lento, il racconto di una comunità friulana che custodisce storia, identità e futuro
NdR: Nell’articolo, il Sindaco Juri Del Toso è intervistato da Adalberto Soli coordinatore della rete dei Castelnuovo d’Italia
“Fare il sindaco è una sfida impegnativa ma ricca di soddisfazioni”
Caro Sindaco, parlaci di te e della tua esperienza amministrativa.
Sono Sindaco di Castelnovo del Friuli dal 6 giugno 2016 e da questa avventura, impegnativa ma allo stesso tempo molto formativa, continuo a raccogliere grandi soddisfazioni.
Sono un libero professionista che opera nel campo dell’ambiente e della sicurezza. Sono padre di due splendidi figli, Mattia e Bianca, nata poco dopo la mia elezione a Sindaco.
Sto entrando nell’ultimo anno del mio secondo mandato amministrativo e sento ancora forti energie e grande determinazione, anche grazie alla fiducia che percepisco attorno alla squadra che amministra insieme a me.
In questi anni non sono mancati momenti difficili: dalla pandemia alle emergenze legate al maltempo e ai cambiamenti climatici, particolarmente delicati in un territorio montano con criticità geomorfologiche. Grazie però al lavoro dei consiglieri comunali e al sostegno costante della mia famiglia, sono riuscito ad affrontare tutto con serenità.
Oggi stiamo avviando numerose opere pubbliche e promuovendo iniziative culturali e sociali che renderanno il paese più sicuro, attrattivo e vivibile.
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Castelnovo del Friuli, il “Paese Labirinto”
Raccontaci la storia e le principali caratteristiche del tuo Comune.
Castelnovo del Friuli è un “Comune sparso”, un vero e proprio labirinto formato da trentotto borgate immerse nella natura della Val Cosa, tra colline, boschi e corsi d’acqua.
Qui la terra ha sempre avuto un ruolo centrale nella vita della comunità. Nei secoli passati, l’argilla locale veniva utilizzata per produrre manufatti in ceramica, oggi custoditi a Villa Sulis, mentre orti, vigne e frutteti garantivano il sostentamento delle famiglie.
Da questa tradizione agricola nasce anche la rinomata Cipolla Rosa della Val Cosa, prodotto tipico del territorio.
Il nucleo originario del paese si sviluppò intorno al castello medievale, la cui antica torre è stata trasformata nel campanile della Chiesa di San Nicolò, uno dei punti panoramici più suggestivi dell’intera vallata.
La rinascita dopo il terremoto del 1976
Il terremoto del 1976 sembrò cancellare Castelnovo del Friuli: la violenza del sisma distrusse quasi completamente abitazioni e borghi.
La comunità, però, seppe reagire con coraggio e determinazione. Oggi il territorio si presenta curato, ricco di paesaggi armoniosi, colline dolci e scorci naturali di grande bellezza.
Per l’opera di ricostruzione seguita al terremoto, il Comune è stato insignito della Medaglia d’Oro al Merito Civile.

Turismo lento, sentieri e sport all’aria aperta
Il territorio comunale, con oltre 22 chilometri quadrati di superficie e circa 30 chilometri di strade, si presta particolarmente al cicloturismo e alle attività all’aria aperta.
Le colline e i saliscendi dai dislivelli moderati attirano molti appassionati della bici da strada, mentre una fitta rete di sentieri – i trois in friulano – collega le diverse borgate ed è frequentata ogni giorno da escursionisti e amanti della mountain bike.
Negli ultimi anni il turismo lento è cresciuto notevolmente. Tra i percorsi più apprezzati c’è l’anello CAI 823, percorribile tutto l’anno, che attraversa gli angoli paesaggistici più caratteristici del territorio.
È presente inoltre il percorso “10.000 passi di salute”, promosso dalla Regione Friuli Venezia Giulia per incentivare il benessere e l’attività fisica all’aria aperta.
Per gli appassionati di MTB esistono tre percorsi segnalati che si sviluppano tra le colline castellane a partire dall’area ricreativa di Paludea, dove è stata realizzata recentemente anche una pista freestyle “pump track”.
La Chiesa di San Nicolò e i ruderi del castello
Nel punto più alto del borgo di Vigna sorge la Chiesa di San Nicolò, costruita dove un tempo si trovava il castello medievale.
L’antico mastio, passato nel Cinquecento sotto il controllo dei Savorgnan durante il dominio della Repubblica di Venezia, venne trasformato alla fine dell’Ottocento nell’attuale torre campanaria.
Dell’antica fortificazione restano ancora tracce delle mura che circondavano il borgo originario.

Collemonaco e le campane salvate dalla storia
Percorrendo un sentiero che sale verso Celante si raggiunge la Chiesa di Collemonaco, dedicata a San Daniele.
La storia di questo luogo è strettamente legata alle sue campane, acquistate alla fine dell’Ottocento grazie ai sacrifici degli abitanti, in particolare delle donne che vendevano uova al mercato per raccogliere il denaro necessario.
Le campane furono salvate durante la Prima Guerra Mondiale grazie a un ingegnoso stratagemma della popolazione locale e vennero nuovamente recuperate dopo il terremoto del 1976, quando gli abitanti decisero di ricostruire la chiesa mantenendo vivo il legame con il proprio borgo.
La nuova chiesa antisismica è stata inaugurata nel 1991.
Praforte, il borgo abbandonato.
Tra i luoghi più suggestivi del territorio vi sono anche le rovine di Praforte, borgo situato alle pendici del Monte Cjaurlec.
Negli anni Sessanta gli abitanti furono trasferiti a Paludea a causa del rischio legato alla trasformazione dell’area in poligono militare. Oggi il monte non è più zona militare e i sentieri sono nuovamente percorribili.
Passeggiare tra le case in pietra invase dalla vegetazione significa immergersi in una memoria sospesa tra abbandono e rinascita.

Le feste che animano la comunità
Numerose sono le manifestazioni che ogni anno animano il territorio comunale. Tra le principali:
- la Festa di San Liberale, a fine aprile nella borgata di Oltrerugo;
- “Tradizion Cjastelane”, sagra di qualità marchiata UNPLI che si svolge nei primi giorni di giugno a Paludea;
- la rievocazione storica presso la torre dell’antico castello, nel mese di luglio;
- “Il Gno Ort”, mostra-concorso regionale dedicata alle varietà orticole e frutticole degli orti domestici, in agosto;
- la “Fiesta des Scugjelutes”, celebrata a settembre tra borgata Costa e Madonna dello Zucco.
“La rete dei Castelnuovo diventi più strutturata”
Cosa chiederebbe alla rete dei Castelnuovo e Castelnovo d’Italia per il futuro?
Per il futuro immagino una rete dei Castelnovo e Castelnuovo d’Italia più strutturata, definita attraverso convenzioni o strumenti condivisi tra le amministrazioni aderenti.
Potrebbe anche nascere una vera e propria associazione, sul modello dell’AICCRE, capace di intercettare risorse pubbliche per incentivare iniziative culturali, scambi e progetti di gemellaggio tra le comunità.
