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20
September
2026

Partecipare per essere protagonisti del futuro

Di fronte al declino demografico e sociale non possiamo limitarci ad assistere. La partecipazione, soprattutto dei giovani, è la condizione per mantenere vive le nostre comunità e consegnarle rinnovate a chi verrà dopo di noi

Maurizio Bernardi
Maurizio Bernardi
NdR 1: L'immagine di copertina riporta una foto aerea della frazione Cavalcaselle.
NdR 2: Le foto nell'articolo ad esclusione dell'ultima sono state fatte sul Monte Baldo.
NdR 3: Questo articolo è strettamente collegato al precedente che uscito domeni scorsa sul tema del Bene Comuna.

Dal Bene Comune alla Partecipazione

Nel precedente articolo abbiamo riflettuto sul Bene Comune e sulla responsabilità che ogni comunità ha non soltanto verso le persone che oggi ne fanno parte, ma anche verso coloro che verranno dopo di noi.

Ma riconoscere quale sia il bene da perseguire non basta.

Occorre qualcuno disposto a costruirlo.

È qui che il principio del Bene Comune incontra quello della Partecipazione.

Nel marzo 2025 dedicammo proprio a questo tema un articolo nel quale ricordavamo come partecipare significhi contribuire, individualmente o insieme agli altri, alla vita culturale, economica, sociale e politica della propria comunità. E soprattutto sottolineavamo che la partecipazione deve essere esercitata responsabilmente e orientata al Bene Comune.

A distanza di poco tempo, quella riflessione appare ancora più urgente.

Non basta essere spettatori

Viviamo dentro trasformazioni profonde.

Il declino demografico, l’invecchiamento della popolazione, le difficoltà dei giovani nell’accedere al lavoro e all’abitazione, l’indebolimento di alcune relazioni comunitarie e la crescente solitudine possono modificare profondamente la società italiana.

Di fronte a tutto questo possiamo assumere due atteggiamenti.

Possiamo limitarci ad osservare, magari lamentandoci di ciò che non funziona, delegando ad altri la responsabilità di trovare le soluzioni.

Oppure possiamo decidere di esserci.

Già nell’articolo del 2025 ponevamo una questione molto semplice: se ci sta veramente a cuore il futuro dei nostri figli, dei nostri nipoti e di chi verrà dopo di loro, essere cittadini onesti, rispettare le regole e partecipare alle elezioni è indispensabile, ma non esaurisce la nostra responsabilità.

Una democrazia vitale ha bisogno di cittadini che partecipano.

E una comunità vitale ha bisogno di persone che si sentono corresponsabili del suo futuro.

Vista dell'Alto Lago di Garda da Cima Valdritta [2218 mslm]

Partecipare significa costruire relazioni

La Partecipazione, però, non coincide necessariamente con l’impegno politico.

Si partecipa attraverso un’associazione, il volontariato, una realtà sportiva, culturale o educativa. Si partecipa mettendo a disposizione competenze professionali. Si partecipa collaborando a un progetto del proprio paese, prendendosi cura di uno spazio o semplicemente dedicando tempo all’ascolto e all’incontro con gli altri.

Partecipare significa soprattutto uscire dalla dimensione esclusivamente individuale per riconoscersi parte di una comunità.

Nel precedente articolo avevamo sottolineato proprio questo aspetto: la Partecipazione si fonda sull’incontro, sull’ascolto, sul confronto e sulla condivisione, creando quelle relazioni autentiche che costituiscono il tessuto connettivo di una comunità.

Ed è forse proprio di questo che oggi abbiamo particolarmente bisogno.

I giovani: destinatari o protagonisti?

La questione diventa ancora più importante quando guardiamo alle giovani generazioni.

Parliamo molto dei giovani.

Parliamo del loro lavoro, delle difficoltà nell’acquistare o affittare una casa, della precarietà, della formazione, della natalità, della loro propensione a lasciare il territorio o addirittura il Paese.

Molto più raramente proviamo a parlare con i giovani.

E ancora meno frequentemente siamo disponibili ad affidare loro responsabilità reali.

Questo è un punto sul quale dovremmo interrogarci.

Se vogliamo che i giovani si sentano parte della propria comunità, dobbiamo permettere loro di contribuire a costruirla.

Non possiamo chiedere partecipazione e poi riservare sempre agli adulti i luoghi nei quali vengono elaborate le idee e prese le decisioni.

Non possiamo chiedere ai giovani di avere fiducia nel futuro se presentiamo loro una società già completamente organizzata, nella quale possono entrare soltanto adattandosi a decisioni prese da altri.

Il protagonismo giovanile non è una concessione che una generazione fa a quella successiva. È una necessità per la comunità intera.

Prunella collaris, uccello della famiglia Prunellidae, chiamato Sordone

Dalla partecipazione all’autonomia: creare le condizioni per essere protagonisti

Ma c’è un ulteriore passo da compiere.

La partecipazione dei giovani rischia infatti di rimanere un principio astratto se non si accompagna alla possibilità concreta di incidere anche sulle condizioni materiali della propria vita.

È qui che assume particolare importanza quella che possiamo definire Logica Costitutiva Interna Organica: costruire una comunità capace di mettere progressivamente i propri cittadini, e in particolare le nuove generazioni, nelle condizioni di produrre, condividere e scambiarsi direttamente alcune risorse fondamentali — energia, cibo, servizi essenziali — valorizzando le opportunità offerte dal territorio, dalla cooperazione e dalle nuove tecnologie e riducendo, dove possibile, intermediazioni e dipendenze esterne.

Non significa immaginare una comunità chiusa o autosufficiente. Significa, al contrario, aumentare la sua capacità interna di generare valore, creare relazioni economiche e sociali più dirette e consentire ai giovani di diventare non soltanto destinatari di servizi e politiche pubbliche, ma protagonisti della loro costruzione.

Perché esiste una contraddizione che dobbiamo avere il coraggio di riconoscere: non possiamo chiedere ai giovani di progettare il futuro senza aiutarli, nello stesso tempo, a rendere sostenibile il loro presente.

Se gran parte delle loro energie viene assorbita dalla difficoltà di trovare un lavoro stabile, accedere a un’abitazione, sostenere i costi dell’energia, costruire una famiglia e raggiungere una sufficiente autonomia economica, l’invito a “partecipare” o a “progettare il futuro” rischia di apparire lontano dalla loro vita quotidiana.

La vera partecipazione deve quindi tradursi anche nella costruzione di infrastrutture comunitarie capaci di ridurre quello che potremmo definire lo sforzo vitale quotidiano: il peso economico, organizzativo e sociale necessario per costruire una vita autonoma e, per chi lo desidera, mettere al mondo dei figli.

Ed è proprio questo uno degli obiettivi principali e indispensabili del Piano di Comunità per la Natalità: non limitarsi a sostenere le famiglie quando le difficoltà sono già emerse, ma contribuire a creare un territorio nel quale i giovani possano trovare le condizioni per vivere, lavorare, partecipare, costruire relazioni e progettare con maggiore libertà il proprio futuro.

In questa prospettiva, partecipazione e natalità non sono due temi separati. Sono parti dello stesso progetto di comunità: restituire alle nuove generazioni la possibilità concreta di essere protagoniste del presente per poter diventare costruttrici del futuro.

Clathrus ruber - Viene chiamato Fungo lanterna detto anche cuore di strega

Il rischio di diventare spettatori della nostra stessa involuzione

Ma se non costruiamo queste condizioni, esiste un rischio ancora più grande della semplice disaffezione politica: abituarci progressivamente all’idea che determinati processi siano inevitabili.

Meno nascite, meno giovani, territori che invecchiano, associazioni che faticano a trovare ricambio, tradizioni che si indeboliscono, servizi che diventano più difficili da sostenere.

Se tutto questo viene percepito come qualcosa che semplicemente “accade”, finiamo per trasformarci in inermi spettatori dell’involuzione delle nostre comunità.

E una società che smette di reagire al proprio declino rischia, lentamente, di considerarlo normale.

La Partecipazione rappresenta l’esatto contrario.

Significa affermare che il futuro non è interamente predeterminato e che, pur dentro fenomeni enormemente più grandi di una singola comunità, esiste sempre uno spazio nel quale possiamo agire.

Gruppo di camosci fotografati in prossimità di Cima Telegrafo [2200 mslm]

Politiche per la natalità, ma soprattutto politiche per il futuro

È questo anche il significato più profondo dell’impegno che Casa dei Cittadini e l’Amministrazione comunale di Castelnuovo del Garda stanno sviluppando sul tema della natalità.

Parlare di politiche familiari non significa soltanto chiedersi come favorire qualche nascita in più.

Significa domandarsi quale comunità possa consentire a una nuova generazione di immaginare positivamente il proprio futuro.

Il Programma Integrato delle Politiche Familiari e di Comunità può diventare anche un’occasione per sperimentare nuove forme di coinvolgimento.

Famiglie, associazioni, imprese, scuole, realtà culturali e sociali devono poter partecipare alla costruzione delle politiche.

Ma proprio dentro questo percorso sarà sempre più importante trovare modalità capaci di coinvolgere direttamente i giovani.

Ascoltarli certamente.

Ma anche chiedere loro di proporre, progettare, assumersi responsabilità e, quando possibile, decidere.

Gruppo di Stelle Alpine [Leontopodium nivale alpinum]

Creare gli spazi perché i giovani possano esserci

Naturalmente non possiamo limitarci a rivolgere ai giovani l’invito: “Partecipate!”.

La responsabilità appartiene anche alle generazioni adulte e alle istituzioni.

Occorre creare luoghi nei quali la partecipazione sia possibile, valorizzare idee nuove, accettare linguaggi differenti dai nostri e, soprattutto, essere disponibili a cedere una parte dello spazio decisionale.

Partecipare significa infatti anche imparare reciprocamente.

L’esperienza degli adulti può incontrare la capacità dei giovani di leggere trasformazioni che spesso comprendono prima di noi. La memoria di una comunità può dialogare con l’innovazione. Le tradizioni possono essere custodite non semplicemente ripetendole, ma consentendo alle nuove generazioni di reinterpretarle e farle vivere nel loro tempo.

È così che una cultura rimane viva.

Non conservandola sotto una campana di vetro, ma consegnandola a qualcuno disposto a farla propria e a portarla nel futuro.

Una sfida anche per Casa dei Cittadini

Questa riflessione riguarda direttamente anche noi.

Nel nostro Statuto e nella nostra esperienza, la Partecipazione costituisce uno dei principi fondamentali: aderire a Casa dei Cittadini significa scegliere di essere protagonisti della vita sociale e politica della comunità.

Ma proprio per questo dobbiamo avere il coraggio di porci una domanda: siamo capaci di creare le condizioni perché nuove persone, e soprattutto giovani, possano diventare protagoniste?

Non semplicemente aderire a ciò che abbiamo costruito noi.

Ma portare idee diverse, porre domande nuove, modificare ciò che non funziona e contribuire a immaginare ciò che ancora non esiste.

Se vogliamo parlare seriamente di futuro, questa disponibilità diventa indispensabile.

Romantico tramonto in riva al Lago di Garda

Il futuro non si aspetta: si costruisce

Bene Comune e Partecipazione sono quindi due principi inseparabili.

Il primo ci indica per chi e per che cosa dobbiamo agire.

La seconda ci ricorda che nessun Bene Comune può essere costruito senza il contributo delle persone.

Nel testo dedicato al Bene Comune ricordavamo come i principi di Solidarietà, Sussidiarietà, Partecipazione, libertà e giustizia acquistino il loro significato più autentico proprio quando vengono vissuti nella loro unità.

Oggi possiamo aggiungere un’altra convinzione.

Se vogliamo contrastare il declino demografico e sociale, custodire la nostra cultura e le nostre tradizioni e consegnare una comunità vitale alle generazioni future, dobbiamo smettere di pensare ai giovani soltanto come “il futuro”.

I giovani sono già il presente.

E soltanto se saranno protagonisti del presente potranno diventare davvero costruttori del futuro.

20
September
2026

Partecipare per essere protagonisti del futuro

Di fronte al declino demografico e sociale non possiamo limitarci ad assistere. La partecipazione, soprattutto dei giovani, è la condizione per mantenere vive le nostre comunità e consegnarle rinnovate a chi verrà dopo di noi

Maurizio Bernardi
Maurizio Bernardi

🤝 Collaboratori

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📝 Descrizione del Progetto

NdR 1: L'immagine di copertina riporta una foto aerea della frazione Cavalcaselle.
NdR 2: Le foto nell'articolo ad esclusione dell'ultima sono state fatte sul Monte Baldo.
NdR 3: Questo articolo è strettamente collegato al precedente che uscito domeni scorsa sul tema del Bene Comuna.

Dal Bene Comune alla Partecipazione

Nel precedente articolo abbiamo riflettuto sul Bene Comune e sulla responsabilità che ogni comunità ha non soltanto verso le persone che oggi ne fanno parte, ma anche verso coloro che verranno dopo di noi.

Ma riconoscere quale sia il bene da perseguire non basta.

Occorre qualcuno disposto a costruirlo.

È qui che il principio del Bene Comune incontra quello della Partecipazione.

Nel marzo 2025 dedicammo proprio a questo tema un articolo nel quale ricordavamo come partecipare significhi contribuire, individualmente o insieme agli altri, alla vita culturale, economica, sociale e politica della propria comunità. E soprattutto sottolineavamo che la partecipazione deve essere esercitata responsabilmente e orientata al Bene Comune.

A distanza di poco tempo, quella riflessione appare ancora più urgente.

Non basta essere spettatori

Viviamo dentro trasformazioni profonde.

Il declino demografico, l’invecchiamento della popolazione, le difficoltà dei giovani nell’accedere al lavoro e all’abitazione, l’indebolimento di alcune relazioni comunitarie e la crescente solitudine possono modificare profondamente la società italiana.

Di fronte a tutto questo possiamo assumere due atteggiamenti.

Possiamo limitarci ad osservare, magari lamentandoci di ciò che non funziona, delegando ad altri la responsabilità di trovare le soluzioni.

Oppure possiamo decidere di esserci.

Già nell’articolo del 2025 ponevamo una questione molto semplice: se ci sta veramente a cuore il futuro dei nostri figli, dei nostri nipoti e di chi verrà dopo di loro, essere cittadini onesti, rispettare le regole e partecipare alle elezioni è indispensabile, ma non esaurisce la nostra responsabilità.

Una democrazia vitale ha bisogno di cittadini che partecipano.

E una comunità vitale ha bisogno di persone che si sentono corresponsabili del suo futuro.

Vista dell'Alto Lago di Garda da Cima Valdritta [2218 mslm]

Partecipare significa costruire relazioni

La Partecipazione, però, non coincide necessariamente con l’impegno politico.

Si partecipa attraverso un’associazione, il volontariato, una realtà sportiva, culturale o educativa. Si partecipa mettendo a disposizione competenze professionali. Si partecipa collaborando a un progetto del proprio paese, prendendosi cura di uno spazio o semplicemente dedicando tempo all’ascolto e all’incontro con gli altri.

Partecipare significa soprattutto uscire dalla dimensione esclusivamente individuale per riconoscersi parte di una comunità.

Nel precedente articolo avevamo sottolineato proprio questo aspetto: la Partecipazione si fonda sull’incontro, sull’ascolto, sul confronto e sulla condivisione, creando quelle relazioni autentiche che costituiscono il tessuto connettivo di una comunità.

Ed è forse proprio di questo che oggi abbiamo particolarmente bisogno.

I giovani: destinatari o protagonisti?

La questione diventa ancora più importante quando guardiamo alle giovani generazioni.

Parliamo molto dei giovani.

Parliamo del loro lavoro, delle difficoltà nell’acquistare o affittare una casa, della precarietà, della formazione, della natalità, della loro propensione a lasciare il territorio o addirittura il Paese.

Molto più raramente proviamo a parlare con i giovani.

E ancora meno frequentemente siamo disponibili ad affidare loro responsabilità reali.

Questo è un punto sul quale dovremmo interrogarci.

Se vogliamo che i giovani si sentano parte della propria comunità, dobbiamo permettere loro di contribuire a costruirla.

Non possiamo chiedere partecipazione e poi riservare sempre agli adulti i luoghi nei quali vengono elaborate le idee e prese le decisioni.

Non possiamo chiedere ai giovani di avere fiducia nel futuro se presentiamo loro una società già completamente organizzata, nella quale possono entrare soltanto adattandosi a decisioni prese da altri.

Il protagonismo giovanile non è una concessione che una generazione fa a quella successiva. È una necessità per la comunità intera.

Prunella collaris, uccello della famiglia Prunellidae, chiamato Sordone

Dalla partecipazione all’autonomia: creare le condizioni per essere protagonisti

Ma c’è un ulteriore passo da compiere.

La partecipazione dei giovani rischia infatti di rimanere un principio astratto se non si accompagna alla possibilità concreta di incidere anche sulle condizioni materiali della propria vita.

È qui che assume particolare importanza quella che possiamo definire Logica Costitutiva Interna Organica: costruire una comunità capace di mettere progressivamente i propri cittadini, e in particolare le nuove generazioni, nelle condizioni di produrre, condividere e scambiarsi direttamente alcune risorse fondamentali — energia, cibo, servizi essenziali — valorizzando le opportunità offerte dal territorio, dalla cooperazione e dalle nuove tecnologie e riducendo, dove possibile, intermediazioni e dipendenze esterne.

Non significa immaginare una comunità chiusa o autosufficiente. Significa, al contrario, aumentare la sua capacità interna di generare valore, creare relazioni economiche e sociali più dirette e consentire ai giovani di diventare non soltanto destinatari di servizi e politiche pubbliche, ma protagonisti della loro costruzione.

Perché esiste una contraddizione che dobbiamo avere il coraggio di riconoscere: non possiamo chiedere ai giovani di progettare il futuro senza aiutarli, nello stesso tempo, a rendere sostenibile il loro presente.

Se gran parte delle loro energie viene assorbita dalla difficoltà di trovare un lavoro stabile, accedere a un’abitazione, sostenere i costi dell’energia, costruire una famiglia e raggiungere una sufficiente autonomia economica, l’invito a “partecipare” o a “progettare il futuro” rischia di apparire lontano dalla loro vita quotidiana.

La vera partecipazione deve quindi tradursi anche nella costruzione di infrastrutture comunitarie capaci di ridurre quello che potremmo definire lo sforzo vitale quotidiano: il peso economico, organizzativo e sociale necessario per costruire una vita autonoma e, per chi lo desidera, mettere al mondo dei figli.

Ed è proprio questo uno degli obiettivi principali e indispensabili del Piano di Comunità per la Natalità: non limitarsi a sostenere le famiglie quando le difficoltà sono già emerse, ma contribuire a creare un territorio nel quale i giovani possano trovare le condizioni per vivere, lavorare, partecipare, costruire relazioni e progettare con maggiore libertà il proprio futuro.

In questa prospettiva, partecipazione e natalità non sono due temi separati. Sono parti dello stesso progetto di comunità: restituire alle nuove generazioni la possibilità concreta di essere protagoniste del presente per poter diventare costruttrici del futuro.

Clathrus ruber - Viene chiamato Fungo lanterna detto anche cuore di strega

Il rischio di diventare spettatori della nostra stessa involuzione

Ma se non costruiamo queste condizioni, esiste un rischio ancora più grande della semplice disaffezione politica: abituarci progressivamente all’idea che determinati processi siano inevitabili.

Meno nascite, meno giovani, territori che invecchiano, associazioni che faticano a trovare ricambio, tradizioni che si indeboliscono, servizi che diventano più difficili da sostenere.

Se tutto questo viene percepito come qualcosa che semplicemente “accade”, finiamo per trasformarci in inermi spettatori dell’involuzione delle nostre comunità.

E una società che smette di reagire al proprio declino rischia, lentamente, di considerarlo normale.

La Partecipazione rappresenta l’esatto contrario.

Significa affermare che il futuro non è interamente predeterminato e che, pur dentro fenomeni enormemente più grandi di una singola comunità, esiste sempre uno spazio nel quale possiamo agire.

Gruppo di camosci fotografati in prossimità di Cima Telegrafo [2200 mslm]

Politiche per la natalità, ma soprattutto politiche per il futuro

È questo anche il significato più profondo dell’impegno che Casa dei Cittadini e l’Amministrazione comunale di Castelnuovo del Garda stanno sviluppando sul tema della natalità.

Parlare di politiche familiari non significa soltanto chiedersi come favorire qualche nascita in più.

Significa domandarsi quale comunità possa consentire a una nuova generazione di immaginare positivamente il proprio futuro.

Il Programma Integrato delle Politiche Familiari e di Comunità può diventare anche un’occasione per sperimentare nuove forme di coinvolgimento.

Famiglie, associazioni, imprese, scuole, realtà culturali e sociali devono poter partecipare alla costruzione delle politiche.

Ma proprio dentro questo percorso sarà sempre più importante trovare modalità capaci di coinvolgere direttamente i giovani.

Ascoltarli certamente.

Ma anche chiedere loro di proporre, progettare, assumersi responsabilità e, quando possibile, decidere.

Gruppo di Stelle Alpine [Leontopodium nivale alpinum]

Creare gli spazi perché i giovani possano esserci

Naturalmente non possiamo limitarci a rivolgere ai giovani l’invito: “Partecipate!”.

La responsabilità appartiene anche alle generazioni adulte e alle istituzioni.

Occorre creare luoghi nei quali la partecipazione sia possibile, valorizzare idee nuove, accettare linguaggi differenti dai nostri e, soprattutto, essere disponibili a cedere una parte dello spazio decisionale.

Partecipare significa infatti anche imparare reciprocamente.

L’esperienza degli adulti può incontrare la capacità dei giovani di leggere trasformazioni che spesso comprendono prima di noi. La memoria di una comunità può dialogare con l’innovazione. Le tradizioni possono essere custodite non semplicemente ripetendole, ma consentendo alle nuove generazioni di reinterpretarle e farle vivere nel loro tempo.

È così che una cultura rimane viva.

Non conservandola sotto una campana di vetro, ma consegnandola a qualcuno disposto a farla propria e a portarla nel futuro.

Una sfida anche per Casa dei Cittadini

Questa riflessione riguarda direttamente anche noi.

Nel nostro Statuto e nella nostra esperienza, la Partecipazione costituisce uno dei principi fondamentali: aderire a Casa dei Cittadini significa scegliere di essere protagonisti della vita sociale e politica della comunità.

Ma proprio per questo dobbiamo avere il coraggio di porci una domanda: siamo capaci di creare le condizioni perché nuove persone, e soprattutto giovani, possano diventare protagoniste?

Non semplicemente aderire a ciò che abbiamo costruito noi.

Ma portare idee diverse, porre domande nuove, modificare ciò che non funziona e contribuire a immaginare ciò che ancora non esiste.

Se vogliamo parlare seriamente di futuro, questa disponibilità diventa indispensabile.

Romantico tramonto in riva al Lago di Garda

Il futuro non si aspetta: si costruisce

Bene Comune e Partecipazione sono quindi due principi inseparabili.

Il primo ci indica per chi e per che cosa dobbiamo agire.

La seconda ci ricorda che nessun Bene Comune può essere costruito senza il contributo delle persone.

Nel testo dedicato al Bene Comune ricordavamo come i principi di Solidarietà, Sussidiarietà, Partecipazione, libertà e giustizia acquistino il loro significato più autentico proprio quando vengono vissuti nella loro unità.

Oggi possiamo aggiungere un’altra convinzione.

Se vogliamo contrastare il declino demografico e sociale, custodire la nostra cultura e le nostre tradizioni e consegnare una comunità vitale alle generazioni future, dobbiamo smettere di pensare ai giovani soltanto come “il futuro”.

I giovani sono già il presente.

E soltanto se saranno protagonisti del presente potranno diventare davvero costruttori del futuro.

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