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29
March
2026

Figli tra Costi e Benefici: Scelte Familiari e Politiche per la Natalità

Sintesi del contributo di Federico Perali – Convegno “Castelnuovo del Garda per la natalità” – 21 marzo 2026

NdR-1 – Le foto presenti in questo articolo sono state fatte da Zeno Focus

NdR-2 – L'articolo completo di Federico Perali verrà pubblicato negli atti del convegno

1. L’economista come medico sociale

L’economia studia le scelte umane e individua soluzioni ai problemi collettivi, proprio come un medico formula diagnosi e prescrive cure. Il calo della natalità non è un destino inevitabile, ma il risultato di scelte individuali influenzate da informazioni, incentivi e cultura. Cambiare questi fattori significa modificare le decisioni delle coppie e, di conseguenza, il futuro demografico di una comunità.

Federico Perali: Dipartimento di Scienze Economiche, Università di Verona - Economics Living Lab — Centro di Ateneo per gli Studi e le Ricerche sulla Famiglia (UniCatt)

2. Il contesto globale e locale

La lezione culturale dal Pakistan.

Uno studio su dati pakistani (1990-2018) ha mostrato che la diffusione della televisione ha ridotto drasticamente la fertilità (da oltre 6 figli per donna negli anni ’60 a 3,4 nel 2021), più ancora dell’elettricità. Le soap opera e gli spot sulla pianificazione familiare hanno modificato preferenze e aspettative senza toccare prezzi o redditi. La cultura, quindi, plasma profondamente le scelte riproduttive. Anche in Italia la televisione dagli anni ’50 ha contribuito al calo della natalità. Castelnuovo del Garda ha scelto consapevolmente di usare questa leva in senso opposto, investendo in una cultura pro-famiglia.

Il declino della fecondità.

Nei paesi OCSE il Tasso di Fecondità Totale (TFT) si è dimezzato: da 3,3 figli per donna nel 1960 a 1,5 nel 2022, ben sotto la soglia di sostituzione di 2,1. Il Veneto ha seguito un percorso simile: da quasi 3 figli nel boom economico all’1,14 nel 1995, una parziale ripresa fino a 1,49 nel 2010 grazie anche all’immigrazione, e un nuovo calo fino all’attuale 1,20. Castelnuovo del Garda, dopo un picco di natalità nei primi anni 2000 legato all’arrivo di giovani famiglie, ha visto convergere il proprio tasso verso la media veneta e veronese (intorno a 1,1-1,2 figli per donna).

L’“inverno relazionale” e la solitudine.

La denatalità si accompagna a una forte crescita delle famiglie unipersonali (in Italia dal 12,9% del 1971 al 37,4% del 2022; Veneto 34,5%). La solitudine colpisce soprattutto gli anziani (vedovanza e invecchiamento), mentre i giovani restano più a lungo nella famiglia d’origine per difficoltà economiche e abitative, ritardando così la formazione di nuovi nuclei. Le conseguenze si riverberano su previdenza, sanità e scuola, con un rapporto sempre più sbilanciato tra attivi e pensionati e la chiusura di plessi scolastici per mancanza di iscritti.

L'aumento negli anni delle "famiglie unipersonali" in Italia, in Veneto, nella provincia di Verona e a Castelnuovo del Garda
La percentuale di "persone sole" nel 2021 in Veneto, nella provincia di Verona e a Castelnuovo del Garda

3. Il framework teorico: la scelta di un figlio come analisi costi-benefici

La decisione di avere un figlio è il risultato di un confronto tra costi e benefici, filtrato da preferenze soggettive, vincoli percepiti e incertezza. Senza dati non c’è diagnosi attendibile né cura efficace. Le politiche pubbliche devono agire sui nodi di questo sistema: costi oggettivi, percezione soggettiva e benefici attesi.

4. Il lato dei costi: quanto davvero costa un figlio

Mantenimento vs accrescimento.

Si distinguono due componenti:

  • Costo di mantenimento: spesa per i beni necessari (indipendente dal reddito). Per un figlio 0-5 anni equivale al 54% del costo di un adulto (circa 533 €/mese); per 6-18 anni scende a 385 €/mese. Su questa logica si basano le scale di equivalenza dell’ISEE e il più raffinato Fattore Famiglia Comunale sperimentato a Castelnuovo con l’Università di Verona.
  • Costo di accrescimento: spesa effettiva per qualità della vita (istruzione, extrascolastici, ecc.), che varia fortemente con il reddito: da 546 €/mese nel primo quintile a 1.574 € nel quinto, con media di 1.106 € mensili.

L’Assegno Unico Universale (57-201 €) copre solo il 5-19% del costo medio di accrescimento: le misure monetarie universali da sole sono chiaramente insufficienti.

Il tempo di cura: il costo invisibile ma più pesante. La produzione domestica rappresenta il 30-40% del PIL, ma raramente entra nei bilanci familiari o nelle politiche. In Italia la moglie dedica in media 9 ore al giorno alla cura di figli e casa, il marito 4 ore. Valorizzato ai prezzi di mercato, questo tempo è la componente dominante del costo totale, soprattutto per le famiglie meno abbienti (fino al 47% del totale contro il 25% per i più ricchi). Per i ceti bassi il vero vincolo è il tempo, non il denaro. Politiche come asili nido, scuole pomeridiane di comunità (anche con volontari anziani), flessibilità lavorativa e conciliazione non sono semplici servizi di welfare: sono vere politiche di natalità.

Il costo cumulato. Dal concepimento ai 18 anni il costo di accrescimento totale raggiunge circa 242.619 €, di cui quasi la metà per mantenimento e il resto per spese discrezionali e tempo di cura. A Castelnuovo del Garda un figlio costa quanto un appartamento medio (circa 230.000 €). Mutuo casa e investimento in un figlio si concentrano nello stesso decennio critico, quando i salari d’ingresso sono ancora bassi.

I costi percepiti. Oltre ai numeri oggettivi conta la percezione soggettiva. La cultura dominante amplifica i costi (carriera ritardata, salari bassi, mutui più onerosi) e minimizza i benefici, soprattutto nel decennio 25-35 anni, quando si accumulano laurea, ingresso nel lavoro e acquisto della casa.

Costo medio di un figlio "dalla culla all'università"

5. Il lato dei benefici: il vero problema nascosto

La letteratura economica si concentra eccessivamente sui costi, sottovalutando il crollo dei benefici percepiti, che spiega gran parte della denatalità.

  • Benefici economici: un tempo i figli garantivano previdenza e mutuo aiuto nella vecchiaia e nelle avversità. La pensione pubblica ha espropriato questa funzione; la mobilità geografica e le famiglie più piccole hanno eroso il sostegno tra fratelli. Oggi avere figli è una delle scelte finanziariamente più costose.
  • Benefici emotivi: gioia, relazione e continuità restano profondi, ma competono con un’offerta enorme di esperienze individuali (viaggi, carriera, tempo libero). L’“io” prevale sul “noi”; i sacrifici richiesti dai figli piccoli pesano di più in una società orientata al benessere personale.
  • Segnale sociale: un tempo non avere figli era una “mancanza”; oggi, soprattutto tra i più istruiti, la scelta childless è spesso valorizzata come autonomia e libertà. Questo ribaltamento culturale riduce ulteriormente i benefici percepiti.

I benefici sono incerti e lontani nel tempo, quindi fortemente scontati. Il risultato è una bilancia sbilanciata verso i costi certi e immediati.

Framework teorico per le scelte familiari come analisi costi-benefici

6. Castelnuovo del Garda: un modello che funziona

Tra il 2004 e il 2019 il Piano Integrato delle Politiche Familiari ha fatto salire il tasso di natalità dal 9 al 14 per mille (quasi il doppio della media nazionale), conquistando il Premio “Comune Amico della Famiglia” nel 2008. Il successo non è venuto da una singola misura monetaria, ma da un approccio sistemico su più livelli.

Il nuovo Programma triennale di politiche di comunità per la natalità (presentato il 21 marzo 2026) rappresenta un patto di legislatura tra Comune, imprese, associazioni e famiglie. Si articola su tre livelli:

1. Riduzione dei costi oggettivi

  • Fattore Famiglia Comunale (scala di equivalenza più equa dell’ISEE).
  • Mutui agevolati per giovani coppie e per ampliamenti abitativi.
  • Strumenti per affitti sostenibili.
  • Fondo Natalità cofinanziato dalle imprese (1-10 € per nato, raddoppiato dal Comune).

2. Modifica della percezione

  • "Marchio Famiglia Comunale” assegnato ad aziende e associazioni virtuose.
  • Valorizzazione di cultura, sport e volontariato come occasioni di comunità.
  • Comunicazione positiva che presenta i figli come scelta arricchente.

3. Ampliamento dei benefici percepiti

  • Community care: rete di relazioni tra generazioni (anziani come “nonni di comunità”).
  • Ricostruzione del mutuo aiuto familiare.
  • Creazione di un segnale sociale positivo: a Castelnuovo avere figli è una scelta valorizzata dalla comunità (“Castelnuovo child friendly”).

Un elemento distintivo è l’impegno nella valutazione scientifica dell’impatto, in collaborazione con Università di Verona, Cattolica e CISF: misurare i risultati per aggiustare continuamente le politiche, come fa un medico con la terapia.

Il sindaco Davide Sandrini dona la Pergamena della Cittadinanza Onoraria conferita a Federico Perali dal Consiglio Comunale di Castelnuovo del Garda

7. Conclusioni

La denatalità italiana non è inevitabile: è il prodotto razionale di un sistema di incentivi, vincoli e segnali culturali che rende conveniente avere meno figli di quanti se ne desidererebbero. Le politiche puramente monetarie (come l’Assegno Unico) sono necessarie ma insufficienti perché coprono solo una piccola quota dei costi reali e non toccano la dimensione culturale né il problema della sequenza temporale della vita.

Funzionano invece gli approcci sistemici e multidimensionali, radicati nella comunità, che agiscono contemporaneamente su costi, percezione e benefici. L’esperienza di Castelnuovo del Garda lo dimostra e può diventare un modello replicabile.

Si fanno figli quando si ha fiducia nel domani. Costruire questa fiducia – attraverso politiche concrete, una cultura pro-famiglia e una comunità che sostiene chi sceglie di avere figli – è la sfida e la missione che Castelnuovo del Garda ha deciso di raccogliere.

29
March
2026

Figli tra Costi e Benefici: Scelte Familiari e Politiche per la Natalità

Sintesi del contributo di Federico Perali – Convegno “Castelnuovo del Garda per la natalità” – 21 marzo 2026

🤝 Collaboratori

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📝 Descrizione del Progetto

NdR-1 – Le foto presenti in questo articolo sono state fatte da Zeno Focus

NdR-2 – L'articolo completo di Federico Perali verrà pubblicato negli atti del convegno

1. L’economista come medico sociale

L’economia studia le scelte umane e individua soluzioni ai problemi collettivi, proprio come un medico formula diagnosi e prescrive cure. Il calo della natalità non è un destino inevitabile, ma il risultato di scelte individuali influenzate da informazioni, incentivi e cultura. Cambiare questi fattori significa modificare le decisioni delle coppie e, di conseguenza, il futuro demografico di una comunità.

Federico Perali: Dipartimento di Scienze Economiche, Università di Verona - Economics Living Lab — Centro di Ateneo per gli Studi e le Ricerche sulla Famiglia (UniCatt)

2. Il contesto globale e locale

La lezione culturale dal Pakistan.

Uno studio su dati pakistani (1990-2018) ha mostrato che la diffusione della televisione ha ridotto drasticamente la fertilità (da oltre 6 figli per donna negli anni ’60 a 3,4 nel 2021), più ancora dell’elettricità. Le soap opera e gli spot sulla pianificazione familiare hanno modificato preferenze e aspettative senza toccare prezzi o redditi. La cultura, quindi, plasma profondamente le scelte riproduttive. Anche in Italia la televisione dagli anni ’50 ha contribuito al calo della natalità. Castelnuovo del Garda ha scelto consapevolmente di usare questa leva in senso opposto, investendo in una cultura pro-famiglia.

Il declino della fecondità.

Nei paesi OCSE il Tasso di Fecondità Totale (TFT) si è dimezzato: da 3,3 figli per donna nel 1960 a 1,5 nel 2022, ben sotto la soglia di sostituzione di 2,1. Il Veneto ha seguito un percorso simile: da quasi 3 figli nel boom economico all’1,14 nel 1995, una parziale ripresa fino a 1,49 nel 2010 grazie anche all’immigrazione, e un nuovo calo fino all’attuale 1,20. Castelnuovo del Garda, dopo un picco di natalità nei primi anni 2000 legato all’arrivo di giovani famiglie, ha visto convergere il proprio tasso verso la media veneta e veronese (intorno a 1,1-1,2 figli per donna).

L’“inverno relazionale” e la solitudine.

La denatalità si accompagna a una forte crescita delle famiglie unipersonali (in Italia dal 12,9% del 1971 al 37,4% del 2022; Veneto 34,5%). La solitudine colpisce soprattutto gli anziani (vedovanza e invecchiamento), mentre i giovani restano più a lungo nella famiglia d’origine per difficoltà economiche e abitative, ritardando così la formazione di nuovi nuclei. Le conseguenze si riverberano su previdenza, sanità e scuola, con un rapporto sempre più sbilanciato tra attivi e pensionati e la chiusura di plessi scolastici per mancanza di iscritti.

L'aumento negli anni delle "famiglie unipersonali" in Italia, in Veneto, nella provincia di Verona e a Castelnuovo del Garda
La percentuale di "persone sole" nel 2021 in Veneto, nella provincia di Verona e a Castelnuovo del Garda

3. Il framework teorico: la scelta di un figlio come analisi costi-benefici

La decisione di avere un figlio è il risultato di un confronto tra costi e benefici, filtrato da preferenze soggettive, vincoli percepiti e incertezza. Senza dati non c’è diagnosi attendibile né cura efficace. Le politiche pubbliche devono agire sui nodi di questo sistema: costi oggettivi, percezione soggettiva e benefici attesi.

4. Il lato dei costi: quanto davvero costa un figlio

Mantenimento vs accrescimento.

Si distinguono due componenti:

  • Costo di mantenimento: spesa per i beni necessari (indipendente dal reddito). Per un figlio 0-5 anni equivale al 54% del costo di un adulto (circa 533 €/mese); per 6-18 anni scende a 385 €/mese. Su questa logica si basano le scale di equivalenza dell’ISEE e il più raffinato Fattore Famiglia Comunale sperimentato a Castelnuovo con l’Università di Verona.
  • Costo di accrescimento: spesa effettiva per qualità della vita (istruzione, extrascolastici, ecc.), che varia fortemente con il reddito: da 546 €/mese nel primo quintile a 1.574 € nel quinto, con media di 1.106 € mensili.

L’Assegno Unico Universale (57-201 €) copre solo il 5-19% del costo medio di accrescimento: le misure monetarie universali da sole sono chiaramente insufficienti.

Il tempo di cura: il costo invisibile ma più pesante. La produzione domestica rappresenta il 30-40% del PIL, ma raramente entra nei bilanci familiari o nelle politiche. In Italia la moglie dedica in media 9 ore al giorno alla cura di figli e casa, il marito 4 ore. Valorizzato ai prezzi di mercato, questo tempo è la componente dominante del costo totale, soprattutto per le famiglie meno abbienti (fino al 47% del totale contro il 25% per i più ricchi). Per i ceti bassi il vero vincolo è il tempo, non il denaro. Politiche come asili nido, scuole pomeridiane di comunità (anche con volontari anziani), flessibilità lavorativa e conciliazione non sono semplici servizi di welfare: sono vere politiche di natalità.

Il costo cumulato. Dal concepimento ai 18 anni il costo di accrescimento totale raggiunge circa 242.619 €, di cui quasi la metà per mantenimento e il resto per spese discrezionali e tempo di cura. A Castelnuovo del Garda un figlio costa quanto un appartamento medio (circa 230.000 €). Mutuo casa e investimento in un figlio si concentrano nello stesso decennio critico, quando i salari d’ingresso sono ancora bassi.

I costi percepiti. Oltre ai numeri oggettivi conta la percezione soggettiva. La cultura dominante amplifica i costi (carriera ritardata, salari bassi, mutui più onerosi) e minimizza i benefici, soprattutto nel decennio 25-35 anni, quando si accumulano laurea, ingresso nel lavoro e acquisto della casa.

Costo medio di un figlio "dalla culla all'università"

5. Il lato dei benefici: il vero problema nascosto

La letteratura economica si concentra eccessivamente sui costi, sottovalutando il crollo dei benefici percepiti, che spiega gran parte della denatalità.

  • Benefici economici: un tempo i figli garantivano previdenza e mutuo aiuto nella vecchiaia e nelle avversità. La pensione pubblica ha espropriato questa funzione; la mobilità geografica e le famiglie più piccole hanno eroso il sostegno tra fratelli. Oggi avere figli è una delle scelte finanziariamente più costose.
  • Benefici emotivi: gioia, relazione e continuità restano profondi, ma competono con un’offerta enorme di esperienze individuali (viaggi, carriera, tempo libero). L’“io” prevale sul “noi”; i sacrifici richiesti dai figli piccoli pesano di più in una società orientata al benessere personale.
  • Segnale sociale: un tempo non avere figli era una “mancanza”; oggi, soprattutto tra i più istruiti, la scelta childless è spesso valorizzata come autonomia e libertà. Questo ribaltamento culturale riduce ulteriormente i benefici percepiti.

I benefici sono incerti e lontani nel tempo, quindi fortemente scontati. Il risultato è una bilancia sbilanciata verso i costi certi e immediati.

Framework teorico per le scelte familiari come analisi costi-benefici

6. Castelnuovo del Garda: un modello che funziona

Tra il 2004 e il 2019 il Piano Integrato delle Politiche Familiari ha fatto salire il tasso di natalità dal 9 al 14 per mille (quasi il doppio della media nazionale), conquistando il Premio “Comune Amico della Famiglia” nel 2008. Il successo non è venuto da una singola misura monetaria, ma da un approccio sistemico su più livelli.

Il nuovo Programma triennale di politiche di comunità per la natalità (presentato il 21 marzo 2026) rappresenta un patto di legislatura tra Comune, imprese, associazioni e famiglie. Si articola su tre livelli:

1. Riduzione dei costi oggettivi

  • Fattore Famiglia Comunale (scala di equivalenza più equa dell’ISEE).
  • Mutui agevolati per giovani coppie e per ampliamenti abitativi.
  • Strumenti per affitti sostenibili.
  • Fondo Natalità cofinanziato dalle imprese (1-10 € per nato, raddoppiato dal Comune).

2. Modifica della percezione

  • "Marchio Famiglia Comunale” assegnato ad aziende e associazioni virtuose.
  • Valorizzazione di cultura, sport e volontariato come occasioni di comunità.
  • Comunicazione positiva che presenta i figli come scelta arricchente.

3. Ampliamento dei benefici percepiti

  • Community care: rete di relazioni tra generazioni (anziani come “nonni di comunità”).
  • Ricostruzione del mutuo aiuto familiare.
  • Creazione di un segnale sociale positivo: a Castelnuovo avere figli è una scelta valorizzata dalla comunità (“Castelnuovo child friendly”).

Un elemento distintivo è l’impegno nella valutazione scientifica dell’impatto, in collaborazione con Università di Verona, Cattolica e CISF: misurare i risultati per aggiustare continuamente le politiche, come fa un medico con la terapia.

Il sindaco Davide Sandrini dona la Pergamena della Cittadinanza Onoraria conferita a Federico Perali dal Consiglio Comunale di Castelnuovo del Garda

7. Conclusioni

La denatalità italiana non è inevitabile: è il prodotto razionale di un sistema di incentivi, vincoli e segnali culturali che rende conveniente avere meno figli di quanti se ne desidererebbero. Le politiche puramente monetarie (come l’Assegno Unico) sono necessarie ma insufficienti perché coprono solo una piccola quota dei costi reali e non toccano la dimensione culturale né il problema della sequenza temporale della vita.

Funzionano invece gli approcci sistemici e multidimensionali, radicati nella comunità, che agiscono contemporaneamente su costi, percezione e benefici. L’esperienza di Castelnuovo del Garda lo dimostra e può diventare un modello replicabile.

Si fanno figli quando si ha fiducia nel domani. Costruire questa fiducia – attraverso politiche concrete, una cultura pro-famiglia e una comunità che sostiene chi sceglie di avere figli – è la sfida e la missione che Castelnuovo del Garda ha deciso di raccogliere.

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