Il Comune Amico della Famiglia e per la Natalità Capitolo VIII: Le politiche familiari ispiratrici del modello e del metodo amministrativo “Castelnuovo del Garda”
Persona al centro, comunità in movimento: il metodo Castelnuovo del Garda
NdR: In questo articolo le immagini riguardano elementi storici e artistici di Castelnuovo del Garda.
Un percorso all’inverso… o forse no?
Per comprendere davvero e inquadrare quello che sarà il Programma triennale di politiche di comunità per la natalità (che descriveremo nei prossimi due capitoli), può essere utile una brevissima sintesi del cammino che ha portato il nostro Comune a intervenire in modo innovativo – e molto efficace – per creare condizioni davvero accoglienti per chi vuole mettere su famiglia e mettere al mondo dei figli.
Già dal 2004, anno di fondazione di Casa dei Cittadini e primo anno della nostra amministrazione, l’obiettivo era chiaro: sviluppare politiche familiari di vera qualità. L’idea di partenza – che rimane tale anche oggi – è semplice e rivoluzionaria allo stesso tempo: ogni scelta amministrativa, prima di diventare delibera di Giunta o di Consiglio Comunale, deve essere valutata (anche in modo approssimativo, basandosi sul semplice buon senso) per capire se è utile o eventualmente dannosa per le famiglie e per chi famiglia intende crearne una.
Partire da questo presupposto era già allora un’innovazione significativa nel modo di amministrare un comune.
Perché questo approccio funzioni davvero, però, serve una condizione indispensabile: l’intera squadra amministrativa deve essere coesa. Niente protagonismi esasperati, tutti devono remare nella stessa direzione. Quello che appare evidente in questa nuova legislatura guidata dal Sindaco Davide Sandrini, dopo circa un anno e mezzo di mandato, è proprio questo: i consiglieri di maggioranza lavorano con passione e spirito di squadra, condividono l’indirizzo generale e le singole scelte, collaborano e si sostengono a vicenda.
La Persona al centro e i principi che ne conseguono
Può sembrare strano, ma in fondo è tutto molto semplice – e non serve inventarsi chissà cosa. Se si vuole davvero fare il bene della comunità che si amministra, basta mettere al centro la persona con le sue relazioni, e non l’individuo isolato. A quel punto l’attenzione a ciò che conta veramente diventa naturale.
Se al centro c’è la persona, diventa spontaneo:
- esercitare solidarietà verso i più fragili,
- promuovere il senso di comunità e di mutuo aiuto,
- far crescere le risorse umane e sociali di ciascuno secondo un autentico principio di sussidiarietà,
- e di conseguenza favorire una vera partecipazione.
Quando questi meccanismi si mettono in moto – partendo dall’esempio concreto di tutti gli amministratori – il contagio positivo si allarga: coinvolge il personale comunale, le associazioni, le imprese, gli enti con cui il Comune dialoga e, soprattutto, tante cittadine e cittadini.
Centralità della Persona, Solidarietà, Sussidiarietà, Partecipazione: questi sono i pilastri che conducono davvero al Bene Comune.

L’esperienza del piano integrato 1: il modello
Le istituzioni che conosciamo sono quasi sempre gerarchiche e tendono a non riconoscere il ruolo fondamentale di tutti i soggetti che animano la scena politica e sociale. Questo finisce per impedire – soprattutto a chi ha meno potere decisionale – di dare il proprio pieno contributo.
Quando invece si fa propria la consapevolezza che
- la Società in cui viviamo è di tutti,
- la Comunità a cui apparteniamo non deve essere succube né dell’istituzione comunale né delle sole regole di mercato,
- e che essa è fatta dall’insieme delle persone che la compongono…
allora tutti i soggetti che operano per il bene si trovano sullo stesso piano, ciascuno secondo il proprio ruolo, i propri linguaggi e le proprie regole.
In questo modello “orizzontale” possono finalmente dialogare e collaborare:
- l’istituzione comunale,
- gli operatori economici,
- le realtà del terzo settore e del no profit,
- le reti formali e informali di famiglie,
- il mondo del volontariato
Così si supera il vecchio welfare risarcitorio e si costruisce una società in cui anche le azioni di solidarietà e di sostegno diventano sorgenti di welfare autentico.
L’esperienza del piano integrato 2: il metodo
Casa dei Cittadini ha vissuto e vive questo approccio per tre legislature (2004-2019) e ora con l’amministrazione Sandrini. Per uscire dalle logiche tradizionali – spesso improvvisate e autoreferenziali – abbiamo organizzato l’attività amministrativa con un metodo che possiamo definire “a Progetto”, prendendo ispirazione dalle aziende più innovative.
Questo approccio evita sottovalutazioni delle difficoltà e accompagna ogni “misura amministrativa” in un percorso logico e completo:
- individuazione chiara dell’obiettivo
- progettazione
- valutazione previsionale dell’impatto (quando possibile)
- realizzazione
- verifica degli effetti
- eventuali correzioni in corso d’opera
- verifica finale
In pratica, ecco come funziona:
- Un Consigliere viene nominato (o si propone) come Responsabile del Progetto;
- Il Responsabile crea e coordina un gruppo di lavoro multidisciplinare: Assessori, tecnici comunali delle aree coinvolte, rappresentanti di enti/istituzioni utili, rappresentanti della società civile, eventuali aziende partecipanti;
- Il gruppo segue tutte le fasi di vita del progetto.
La condivisione delle scelte e delle responsabilità
Questo metodo “Castelnuovo del Garda” garantisce multidisciplinarietà, partecipazione reale e, grazie alla condivisione delle scelte e ai controlli/verifica continui, permette di ottenere ottimi risultati in un’ottica di miglioramento continuo. Inoltre:
- i consiglieri (soprattutto quelli alla prima esperienza) entrano rapidamente nel mondo complesso dell’amministrazione con incarichi concreti e responsabilità reali, favorendo una crescita personale importante;
- rafforza i rapporti all’interno della maggioranza;
- è facilmente applicabile nei comuni sotto i 15.000 abitanti;
- consente di realizzare un gran numero di progetti di buona qualità.

Verso il Sistema Amministrativo Integrato di Comunità
L’attuale amministrazione di Castelnuovo del Garda, guidata dal Sindaco Davide Sandrini, dà ampie garanzie di saper gestire questo metodo con determinazione e operosità. È quindi lecito attendersi buoni risultati già nei prossimi mesi.
A questo punto si possono (e si devono) immaginare passi ulteriori: fare in modo che l’intera comunità diventi partecipe e consapevole che occuparsi della cosa pubblica è dovere di tutti e di ciascuno.
Cittadine e cittadini, il mondo della scuola, le istituzioni sanitarie, le associazioni di volontariato (sociale, sportivo, culturale), le aziende di ogni settore, le realtà del terzo settore… tutti possono – e anzi dovrebbero – partecipare alla grande avventura amministrativa della propria comunità.
Se questo avverrà, possiamo stare certi che Castelnuovo diventerà davvero il Comune amico della Famiglia e della Natalità.
Certamente non sarà Castelnuovo del Garda, da solo, ad invertire la drammatica tendenza della natalità, ma se, come spero e auspico, sapremo fare rete tra "Comuni di buona volontà", allora si potrebbe finalmente intravvedere un nuovo punto di partenza per la nostra amata Italia.
