Il Comune Amico della Famiglia e per la Natalità - Capitolo IX
Trent'anni di allarmi inascoltati: è tempo di agire
NdR: La foto di copertina è stata gentilmente concesse da "Vivere Castelnuovo" (https://www.facebook.com/p/Vivere-Castelnuovo-61565941940592/).
Quando i numeri smentiscono il pensiero comune
Negli anni 1996 e 1997 partecipai, insieme a mia moglie Carla, al Master di Politiche Familiari organizzato dalla Pontificia Università Lateranense a Fano (PU). Tra le numerose e interessanti lezioni, quelle del Prof. Giancarlo Blangiardo mi colpirono moltissimo e mi allarmarono non poco.
Allora ero uno dei tantissimi imbevuti dell'ideologia catastrofista del sovrappopolamento (ma ho la triste sensazione che quest'idea sia molto diffusa anche oggi), ed era normale imbattersi in vignette, articoli, servizi televisivi che paventavano un mondo insostenibilmente sovrappopolato.
Trovai quindi strana la difformità tra il pensiero comune e le tesi demografiche basate su studi e analisi delle Università e dell'ISTAT. Le tesi demografiche internazionalmente riconosciute e aggiornate al 1996 mostravano che per l'Italia, proprio intorno a quell'anno, il numero delle nascite avrebbe eguagliato quello dei decessi.
Ricordo perfettamente che il Prof. Blangiardo ci mostrò tre grafici temporali che illustravano l'andamento delle nascite e dei decessi secondo tre diverse ipotesi: ottimistica, mediana e pessimistica.
Le previsioni che si sono avverate (nel peggiore dei modi)
Se confrontiamo il grafico con l'ipotesi pessimistica (si vedano le curve contenute nel riquadro tratteggiato in rosso) con il grafico successivo che riporta i dati ISTAT fino a fine 2024, risulta una corrispondenza disarmante: quello che si è verificato in termini di nascite e di decessi dal 1990 al 2024 corrisponde a quanto l'ISTAT e i demografi previdero, ma nell'ipotesi più pessimista.
Nota: la curva di colore arancio [decessi] evidenzia dal 2020 al 2023 un picco legato alla pandemia del COVID.
Anche osservando superficialmente l'andamento demografico nelle varie aree del mondo, si vede che sì, ci sono aree che continuano ad avere tassi di natalità molto elevati, ma è altrettanto vero che ci sono aree dove il crollo delle nascite sta già producendo una significativa riduzione della popolazione residente, anche tenendo in considerazione l'immigrazione da altri paesi.
L'Italia è una delle nazioni che può vantare una delle peggiori situazioni e che rischia in un prossimo futuro pesanti conseguenze.
La scuola che si svuota: numeri che fanno paura
Per dare un'idea della gravità della situazione, consideriamo una situazione a noi vicina: un comune con circa 7.000 abitanti residenti, confinante al nostro, il prossimo anno scolastico non riuscirà ad avere nessuna classe prima nella propria scuola primaria.
Se poi andiamo alle stime future che si possono trovare in rete, c'è veramente da spaventarsi:
- Nell'anno scolastico 2023/2024 le classi prime della scuola primaria contavano 422.475 alunni, con una perdita di 5.580 bambini rispetto all'anno precedente (www.scuola7.it).
- La scuola primaria italiana perderà oltre 500.000 alunni complessivi entro il 2035, di cui quasi 200.000 solo nel Sud (EduNews24).
- Nell'anno scolastico 2025/2026 si registrerà una riduzione di oltre 134.000 alunni nell'intero sistema scolastico (Orizzonte Scuola).
- Proiezione 2035: il calo demografico potrebbe determinare una riduzione fino a 1,5 milioni di studenti complessivi, con un rischio stimato di 130.000 cattedre in meno (Orizzonte Scuola).
Si potrebbe continuare con informazioni analoghe considerando i principali indicatori demografici come il tasso di fecondità ai minimi storici o la riduzione delle donne in età fertile, o altri fattori di natura sociale come i bassi salari di primo impiego e l'allungamento dell'età a cui le giovani coppie decidono di fare famiglia e di mettere al mondo il primo figlio.

Trent'anni di segnali ignorati
Il quadro è chiaro e l'aspetto che personalmente trovo inaccettabile è che l'ISTAT e i maggiori demografi delle Università italiane e internazionali queste previsioni le producono da almeno trent'anni e, da almeno trent'anni, arrivano al Governo, al Senato e alla Camera senza essere prese in seria considerazione.
Sì, è vero, in tempi recentissimi finalmente si sente parlare più seriamente di denatalità e di misure per cercare di ridurla quanto più possibile, ma siamo ancora lontani dal vedere serie azioni mirate. I fatti indicano che ancora oggi le priorità sono altre.
Infine è importante sottolineare il fatto che, oltre alle azioni di natura economica, abitativa, salariale e in termini di servizi, resta il male oscuro prodotto da decenni di diffusione ideologica anti-famiglia, che sarà ben difficile vincere.
Castelnuovo del Garda: piccolo comune, grande ambizione
Potrà sembrare poca cosa che su un tema come quello del crollo demografico un comune come Castelnuovo del Garda voglia impegnarsi per rendere accogliente il proprio territorio nei confronti delle giovani coppie e della vita, ma non è così.
Per prima cosa va ricordato che il nostro comune azioni di questa natura le ha già fatte nei 15 anni di amministrazione dal 2004 al 2019, ottenendo risultati molto incoraggianti, tant'è che in alcuni anni il tasso di natalità è stato superiore a quello delle province autonome di Trento e di Bolzano.
Ora la nuova amministrazione, guidata dal Sindaco Davide Sandrini, sta lavorando a pieno ritmo e, come descritto nel precedente capitolo di questa serie di articoli, può contare su uno straordinario spirito di squadra e su un'autentica identità d'intenti. Ha così deciso di investire seriamente e in modo strutturale su questo tema.

Un piano di legislatura per la famiglia e la vita
Al fine di promuovere la formazione di nuove famiglie e promuovere la natalità, sta quindi dando vita a un vero e proprio piano di legislatura che impegni il comune da quest'anno, il 2026, almeno fino alla fine di questo mandato amministrativo, e cioè fino a metà del 2029.
Le misure di questo piano cominceremo a descriverle nel prossimo articolo, il decimo, sul tema "Il Comune amico della Famiglia e della Natalità". Per ora basti sapere che si tratterà di un piano che coinvolgerà le cittadine e i cittadini, il mondo della scuola, le istituzioni sanitarie, le associazioni di volontariato (sociale, sportivo, culturale), le aziende di ogni settore, le realtà del terzo settore, università e centri di ricerca.
L'amministrazione comunale e il personale comunale stanno predisponendo gli strumenti burocratici e hanno già stanziato le prime risorse economiche necessarie alla realizzazione di un vero e proprio Sistema Amministrativo Integrato di Comunità.
Una rete di speranza
Certamente non sarà Castelnuovo del Garda, da solo, a invertire la drammatica tendenza della natalità, ma se, come spero e auspico, oltre a creare una piccola oasi locale sapremo fare rete tra "Comuni di buona volontà", allora si potrebbe finalmente diffondere un clima di fiducia e di speranza
