La famiglia oggi, tra fragilità e resilienza - Parte Prima
Le relazioni familiari come risorsa contro la paura del futuro
NdR: Note a partire dell’intervento tenuto il 21 marzo 2026 a Castelnuovo del Garda al Convegno “Castelnuovo del Garda per la natalità”
Chi genera benessere oggi in Italia?
Persona, famiglia e società: un equilibrio delicato
Il CISF Family Report 2025, Il fragile domani (Edizioni San Paolo, 2025), è il risultato dell’indagine annuale del Centro Internazionale Studi Famiglia, realizzata da Eumetra su un campione di 1.600 famiglie italiane. Lo studio si propone di indagare il benessere psicologico e relazionale delle persone attraverso alcune domande fondamentali: quali preoccupazioni ci tengono svegli la notte? Come immaginiamo il futuro? Quanto ci sentiamo soli? Da chi o da cosa riceviamo conforto? Sappiamo chiedere aiuto?
L’ipotesi che ha guidato il Rapporto è semplice ma decisiva: il benessere di ogni persona dipende dall’interazione tra tre dimensioni fondamentali della vita umana – la persona, la famiglia e la società.
Questi tre livelli si influenzano reciprocamente e producono effetti molto diversi a seconda delle culture, delle generazioni e dei contesti territoriali. Le difficoltà economiche possono mettere in crisi persone psicologicamente equilibrate; allo stesso modo, relazioni familiari solide possono proteggere e sostenere soggetti più vulnerabili.
Comprendere queste dinamiche non è semplice. Entrano infatti in gioco molteplici fattori: il lavoro, il reddito, i progetti di vita, le relazioni, le emozioni, le aspettative e le aspirazioni personali. Ogni famiglia combina queste risorse e fragilità in modo unico, generando percorsi irripetibili.

Chi genera benessere oggi in Italia?
Persona, famiglia e società: un equilibrio delicato
Il CISF Family Report 2025, Il fragile domani (Edizioni San Paolo, 2025), è il risultato dell’indagine annuale del Centro Internazionale Studi Famiglia, realizzata da Eumetra su un campione di 1.600 famiglie italiane. Lo studio si propone di indagare il benessere psicologico e relazionale delle persone attraverso alcune domande fondamentali: quali preoccupazioni ci tengono svegli la notte? Come immaginiamo il futuro? Quanto ci sentiamo soli? Da chi o da cosa riceviamo conforto? Sappiamo chiedere aiuto?
L’ipotesi che ha guidato il Rapporto è semplice ma decisiva: il benessere di ogni persona dipende dall’interazione tra tre dimensioni fondamentali della vita umana – la persona, la famiglia e la società.
Questi tre livelli si influenzano reciprocamente e producono effetti molto diversi a seconda delle culture, delle generazioni e dei contesti territoriali. Le difficoltà economiche possono mettere in crisi persone psicologicamente equilibrate; allo stesso modo, relazioni familiari solide possono proteggere e sostenere soggetti più vulnerabili.
Comprendere queste dinamiche non è semplice. Entrano infatti in gioco molteplici fattori: il lavoro, il reddito, i progetti di vita, le relazioni, le emozioni, le aspettative e le aspirazioni personali. Ogni famiglia combina queste risorse e fragilità in modo unico, generando percorsi irripetibili.
Ogni famiglia costruisce il proprio benessere
Per parafrasare – e in parte contestare – l’incipit di Anna Karenina, si potrebbe affermare che ogni famiglia felice è felice a modo suo. Ogni nucleo familiare costruisce infatti il proprio benessere attraverso una combinazione originale di caratteri, talenti, fragilità, relazioni e risorse sociali.
Questa unicità non significa individualismo o autoreferenzialità. Al contrario, la più recente letteratura internazionale conferma che la qualità delle relazioni rappresenta uno dei principali fattori di benessere.
Il World Happiness Report 2025 mostra infatti che gli indicatori di felicità crescono al crescere delle relazioni sociali, dell’orientamento solidaristico e perfino della convivialità quotidiana: più tempo si trascorre insieme, più elevati risultano gli indicatori di benessere.
Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità richiama l’attenzione sul tema della solitudine, stimando circa 870.000 decessi ogni anno nel mondo collegati all’isolamento sociale.
La dimensione relazionale emerge quindi come elemento imprescindibile per comprendere sia il benessere sia la vulnerabilità delle persone.

Il futuro difficile: il fragile domani
Una società che guarda al futuro con preoccupazione
I dati raccolti nel 2025 confermano che gli italiani guardano al futuro con crescente preoccupazione.
Il 57% degli intervistati ritiene che la situazione peggiorerà sia a livello mondiale sia per l’Italia. Solo una piccola minoranza prevede un miglioramento.
Quando però si parla del futuro della propria famiglia, il quadro cambia sensibilmente. Chi teme un peggioramento scende al 19%, mentre oltre la metà degli intervistati ritiene che la situazione rimarrà stabile.
Sembra prevalere una sorta di “io speriamo che me la cavo”: un atteggiamento che combina la consapevolezza delle difficoltà esterne con il desiderio di conservare almeno una speranza personale e familiare.
La crisi della fiducia tra le generazioni
Negli ultimi decenni si è progressivamente incrinata una convinzione che aveva accompagnato la ricostruzione dell’Italia del dopoguerra: l’idea che ogni generazione avrebbe vissuto meglio della precedente.
Per molti anni genitori e nonni hanno investito energie e sacrifici nella certezza che i propri figli avrebbero avuto maggiori opportunità, più benessere e una migliore qualità della vita.
Oggi questa fiducia si è indebolita. Molti giovani percepiscono un futuro caratterizzato da precarietà lavorativa, minori sicurezze economiche e prospettive meno favorevoli rispetto a quelle dei loro genitori.
Non sorprende quindi che tra le motivazioni più frequentemente richiamate per spiegare il crollo della natalità emerga una domanda semplice ma drammatica:
«Come posso mettere al mondo un figlio in un futuro così incerto?»
Fragilità non significa debolezza
La fragilità viene spesso interpretata come sinonimo di mancanza o insufficienza. In realtà non è necessariamente così.
Molti oggetti fragili sono anche preziosi. Un bicchiere di cristallo può durare a lungo se trattato con cura; la sua fragilità non ne diminuisce il valore, anzi ne costituisce una caratteristica distintiva.
Lo stesso vale per la famiglia.
La famiglia è un sistema relazionale prezioso e fragile allo stesso tempo. La sua forza non deriva dall’assenza di problemi, ma dalla capacità di adattarsi ai cambiamenti e alle difficoltà.

Dalla fragilità alla vulnerabilità
Diverso è il concetto di vulnerabilità.
Una famiglia diventa vulnerabile quando le risorse disponibili non sono più sufficienti ad affrontare le sfide della vita. Difficoltà economiche, problemi di salute, tensioni relazionali, lutti o cambiamenti improvvisi possono accumularsi fino a superare la capacità di adattamento del nucleo familiare.
Per questo motivo non bisogna avere paura della fragilità. Occorre piuttosto riconoscerla e accompagnarla con adeguate forme di sostegno e di cura.
La prima urgenza oggi: rigenerare relazioni
Ricostruire la speranza
Che cosa possiamo fare per rimettere in moto quella che potremmo definire la “fabbrica della speranza”?
Innanzitutto occorre promuovere una cultura della responsabilità personale. La sfiducia, la passività e la rinuncia a progettare il proprio futuro rappresentano infatti il terreno sul quale crescono il disagio e la sofferenza.
Ogni persona e ogni famiglia sono chiamate a costruire relazioni significative, capaci di coniugare appartenenza e autonomia.

Il ruolo delle politiche pubbliche
La domanda sul “che fare” riguarda inevitabilmente anche le istituzioni.
Nelle società contemporanee il benessere delle persone non può essere considerato esclusivamente una responsabilità privata. Esso rappresenta una componente essenziale del bene comune.
Per questo motivo il Rapporto CISF richiama la necessità di rafforzare strumenti e servizi capaci di sostenere le relazioni familiari e sociali: consultori, servizi psicologici e psichiatrici, spazi di incontro per famiglie e giovani, Centri per le Famiglie previsti dal Piano Nazionale Famiglia 2025-2027.
Tuttavia nessuna politica pubblica può agire da sola.
Il benessere nasce dalla collaborazione tra istituzioni, famiglie, associazioni, comunità locali e cittadini. Solo attraverso questa alleanza è possibile generare un autentico valore aggiunto per le persone e per l’intera società.
Un compito che riguarda tutti
Di fronte alla crescente solitudine, alla vulnerabilità psicologica e alla paura del futuro, la sfida più importante consiste nel coltivare e sostenere i semi di speranza già presenti nelle nostre comunità.
Perché il timore di un fragile domani non finisca per spegnere, già oggi, il desiderio di felicità, la capacità di progettare e la voglia di mettersi in gioco che abitano ogni persona.
NdR: Nel prossimo articolo Francesco Belletti analizzerà i risultati del World Happiness Report 2025, che confermano come le relazioni familiari e sociali rappresentino uno dei principali fattori di benessere, felicità e sviluppo delle comunità.
